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"La stampa arruolata": convegno a Roma



Si intitolava «'Incastonati'.. 'sciolti'..
'imprigionati' o In or out of 'bed'»
il piano del Pentagono d'includere i giornalisti nell'esercito in occasione dell'attacco all'Iraq - 500 tra reporter, fotografi e cameramen - era il più vasto e più organizzato che sia mai stato ideato.


Alcuni inviati della seconda guerra del Golfo per confrontare le loro esperienze si sono incontrati in un convegno organizzato il 17 Giugno 2003 a Roma dal Centro di Studi Americani.

Con il coordinamento di Dennis Redmont (Associated Press) ne hanno parlato Alessio Vinci (Cnn International); Ken Dilanian (Philadelphia Inquirer); Ahmad Rafat (Tiempo e Radio Free Europe-Radio Liberty); Toni Fontana (l'Unità); Mimosa Martini (Canale 5).

Il modo di combattere e il giornalismo sono notevolmente cambiati da quando reporter come Ernie Pyle coprivano la II guerra mondiale in uniforme ed elmetto.

I rapporti tra la stampa e il Pentagono, sempre conflittuali, si sono via via incrinati e in seguito istituzionalizzati in avversione reciproca durante il Vietnam, quando entrambe le parti persero il rispetto per il compito, l'onore e la veridicità dell'altra parte. Ogni guerra americana da allora è stata un laboratorio per armi high-tech e per il controllo dei media.

Sinora, le tecniche consistevano nel tenere i giornalisti lontano dall'azione; nell'ultima crisi gli Stati Uniti hanno cambiato rotta: «Siamo assolutamente convinti che quante più notizie verranno dall'Iraq tanto meglio sarà per tutti» affermava la portavoce del Pentagono Victoria Clarke alla vigilia dell'attacco.

Nella sua «guerra al terrore» l'amministrazione Bush ha controllato l'informazione più dei suoi predecessori, non soltanto attraverso i propri uffici di relazione con la stampa, ma, creando - come il Rumsfeld smascherato dal Washington Post - perfino un Ufficio bugie.

In tutte le ultime guerre (Golfo 1991, Serbia, Afghanistan, Golfo 2003) la fase di wartainment è stata preceduta da una fase di preparazione dell'opinione pubblica e seguita dalla rimozione immediata del dopoguerra. E così, una battaglia iniziata alla ricerca di orribili armi di distruzione di massa, è finita con l'abbattimento di una statua.

(inserito il 19/06/2003)

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