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Libertà di stampa: la prima vittima delle tensioni internazionali

di Maurizio Pavani

Lo scenario del conflitto internazionale, che da qui a poco andrà a dispiegare tutta la sua forza nelle zone di guerra, solleva il problema sullo stato della libertà di stampa nel mondo e della sicurezza in cui andranno ad operare i giornalisti.

In prigioni sparse per il mondo si trovano 97 giornalisti mentre altri 90 hanno subito vessazioni e minacce di morte; ben 25 testate sono state soppresse da governi aprendo una ferita che in un gran numero di nazioni non si rimargina mai.

Il lavoro dei corrispondendi di guerra conferma più che mai l'alto grado di rischio ed il pesante tributo di vite spese per informare l'opione pubblica sugli sviluppi delle varie situazioni durante i conflitti o nelle inchieste.

La violenza, non solo politica, da sempre colpisce i giornalisti: nel 2002, 25 i colleghi uccisi; almeno 692 indagati; 1420 aggrediti o minacciati; 389 i media censurati; al primo gennaio 2003 sono 118 i giornalisti prigionieri nel mondo.

L'iniziativa di Reporters sans frontières, l'associazione che monitorizza il lavoro della stampa in tutto il mondo, è quello di tutelare le condizioni in cui operano centinaia di reporter, fotografi e operatori di ripresa.

A tal fine sono state attivate nove sezioni nazionali (Germania, Austria, Belgio, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia, Svezia e Svizzera) degli uffici di rappresentanza a Abidjan, Bangkok, Buenos Aires, Instambul, Montreal, Mosca, Nairobi, New york, Tokyo e Washington, potendo anche contare su più di 100 corrispondenti nel mondo.

La sezione italiana è raggiungibile al seguente indirizzo E-mail: senzafrontiere@circolostampamilano.it.

Una sezione del sito dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia (www.odg.mi.it) viene riservata alla memoria di 12 giornalisti uccisi dallo squadrismo fascista, dal terrorismo e dalla mafia.

Tutti i martiri dell'informazione facevano giornalismo investigativo o d'inchiesta sul fascismo (Amedola e Gobetti); sul terrorismo (Casalegno e Tobagi); sulle aree geografiche di Africa e Asia (Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia, Maria Grazia Cutuli in Afghanistan, Antonio Russo in Cecenia, Raffaele Ciriello in Palestina); sulla mafia (De Mauro, Fava, Siani e Alfano) e tutti hanno certamente scritto pagine importanti nella storia del giornalismo non solo italiano.

L'obiettivo che l'ODG si prefigge è quello di preservarne la memoria e l'esempio anche attraverso: odg@galactica.it a cui tutti i colleghi possono inviare contributi in forma di saggi e articoli.

Uno dei primi contributi pervenuti è la lettera
di Pierluigi Roesler Franz (presidente dell'Associazione stampa romana) inviata al presidente dell'ODG Lombardia, Franco Abruzzo, che nell'occasione ha preso spunto per dichiarare: "Oggi i giornalisti che fanno inchieste sono vittime di un altro terrorismo, quello delle querele miliardarie".

(inserito il 17/03/2003)

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